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Di nuovo a casa


Reintroduzione dello stambecco del deserto in Libano

Una futura popolazione libanese


Fino a metà dell’Ottocento, quando la distruzione dell’habitat e la caccia ne causarono la progressiva estinzione, lo stambecco del deserto (noto anche col suo nome scientifico, Capra nubiana) abitava le montagne del Libano. Un team di tecnici e ricercatori libanesi e italiani è al lavoro per reintrodurre la specie nella Riserva della Biosfera dello Shouf, suo habitat originario.

Il 13 ottobre 2017 è iniziata la prima fase di un programma di cooperazione a lungo termine tra Istituto Oikos e la Riserva della Biosfera dello Shouf (Libano). L’obiettivo dell’iniziativa, sostenuta inizialmente dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – sede di Beirut e in seguito da Fondazione MAVA e Fondazione Mohammed bin Zayed, è estremamente chiaro: reintrodurre lo stambecco del deserto (Capra nubiana F. Cuvier, 1825, specie globalmente classificata “vulnerabile” all’estinzione), sui monti del Libano da cui è scomparso quasi due secoli fa. 
Quel giorno del 2017, dodici esemplari di stambecco del deserto, padri fondatori della futura popolazione libanese, sono stati trasferiti da un vasto territorio recintato situato all’interno dall'area protetta di Wadi Rum (Giordania) ad una altrettanto ampia area cintata situata al margine orientale della Riserva della Biosfera dello Shouf, in Libano. Nei mesi successivi, gli animali sono stati intensamente monitorati anche mediante l’utilizzo di fototrappole per verificare il grado di adattamento al nuovo ambiente di vita e il loro stato di salute. E ancora attualmente, due volte al mese, un operatore della Riserva dello Shouf raccoglie dati e immagini dal recinto in cui gli animali sono contenuti, verificando nascite e status del nucleo: dopo tre stagioni riproduttive dal loro arrivo nel paese dei cedri, oggi gli stambecchi sono diciannove e paiono decisamente adattati all’habitat dei monti del Libano.
Nel frattempo, il team di esperti di Istituto Oikos e della Riserva libanese hanno elaborato un piano quinquennale di gestione e monitoraggio dello stambecco, che individua le aree più adatte per il rilascio in natura e fornisce linee guida per la gestione degli habitat silvo-pastorali dello Shouf. Un documento essenziale per la fase due del progetto: la reintroduzione degli animali in natura. L’obiettivo di lungo termine dell’operazione è infatti la creazione di una popolazione vitale, a vita libera, che possa riprodursi e vivere in equilibrio con l’ecosistema montano del Libano e con le popolazioni umane residenti. 
A tale scopo, gruppi di circa 15 stambecchi del deserto verranno rilasciati, in anni consecutivi, nello Shouf, fino a raggiungere la soglia minima di 45 “fondatori”. Per monitorare l’andamento dell’iniziativa, prima del rilascio in natura gli animali verranno muniti di marche auricolari colorate, microchip e radiocollari: questi dispositivi permetteranno di conoscere costantemente la posizione, ma anche lo stato di salute, dei “pionieri” della nuova popolazione di Capra nubiana libanese. Il rilascio in natura sarà dunque il secondo step di un lungo processo, che comprenderà monitoraggi sul campo, eventuali azioni di miglioramento ambientale, iniziative di controllo e supporto alla zootecnia e azioni di sensibilizzazione rivolte alle comunità locali.
L’impresa è impegnativa, come lo sono tutte le operazioni di reintroduzione. Ma è realizzabile dato che, come ben dimostra lo studio su cui si basa il piano di gestione, alcune delle cause che hanno portato lo stambecco del deserto all’estinzione oggi non sussistono più, mentre altre possono essere affrontate e superate attraverso un impegno condiviso di tutti gli attori coinvolti. D’altro canto, il ritorno di questo maestoso ungulato sui monti del Libano ha alte probabilità di successo: se il progetto verrà gestito con professionalità e supportato a lungo a termine, sarà un’opportunità unica per la protezione della biodiversità libanese, per aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica sui temi della conservazione ambientale e per la valorizzazione della ricchezza ecologica del territorio.

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