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La goccia che fa traboccare il vaso: spillover e perdita di biodiversità


L’emergenza sanitaria covid-19 è una pandemia globale, e l’origine va cercata anche nella distruzione degli ecosistemi. Possiamo affrontare questa sfida come un’occasione per costruire un futuro più sostenibile?

Letteralmente “traboccare-debordare”, ecco il significato di quella parola, spillover, che ci racconta cos’è successo in un mercato della città di Wuhan tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020: il passaggio di un virus da una specie ad un’altra, la nostra (Poon 2020). Gli scienziati hanno chiamato quel virus “Sars-Cov-2” ed è l’agente patogeno che provoca la malattia “COVID-19”, la nuova pandemia globale.
Il fenomeno dello spillover è molto più comune di quanto si possa pensare: all’inizio degli anni 2000 si contava che circa il 60% delle malattie infettive fosse una zoonosi, ovvero malattie trasmissibili da animale a uomo (Louise H. Taylor 2001). Uno studio più recente (Stephen S Morse 2012) alza questa percentuale al 70%. Ma perché succede? Non certo per una scelta cosciente del virus che, dal canto suo, se ne starebbe tranquillo dove può sopravvivere con meno fatica. Molti di questi organismi patogeni esistono infatti in natura da molto tempo: qui trovano un rifugio sicuro nei loro ospiti naturali. Pensiamoci: un virus non avrebbe alcun interesse a uccidere il suo ospite. È lui a garantirgli la possibilità di riprodursi e sopravvivere: se l’ospite muore lo stesso destino spetterà anche al virus. L’evoluzione dei virus e dei loro ospiti è andata in parallelo, in una sorta di compromesso biologico, creatosi in milioni di anni. Si tratta di una strategia vincente: riprodursi più lentamente, ma in continuazione. Questo garantisce al patogeno il successo: la diffusione nella popolazione, quindi la sopravvivenza. Ciò non significa che l’evoluzione proceda secondo uno scopo, i virus non “pianificano” la strategia. Le strategie migliori, in un certo senso quelle più economiche, sono quelle premiate dall’evoluzione. 

Nuove malattie e perdita di biodiversità
Ma cosa succede se noi disturbiamo la specie serbatoio (un vero e proprio contenitore vivente dove il virus sopravvive senza recare troppi danni) o ne distruggiamo l’ecosistema? A volte nulla, altre abbiamo la “tracimazione”, lo spillover. Per citare David Quammen (Spillover, 2012) è come alzare un grosso polverone dalle macerie nel quale batteri, virus e patogeni si liberano come polvere in aria. Per un virus, rimanere indisturbato in un serbatoio è molto più facile in un ecosistema con un’elevata biodiversità; al contrario, il disequilibrio ecologico può diventare il fattore scatenante di una malattia infettiva facendo uscire allo scoperto il patogeno che, fino a poco prima, se ne stava tranquillo nel suo serbatoio. 
Possiamo quindi dire che le malattie che compaiono all’improvviso possono essere correlate alle nostre azioni? La risposta è sì, ma il perché e le dinamiche che portano a queste conseguenze sono molto complesse. Ce lo racconta un recente lavoro (opinion paper ) pubblicato nel febbraio 2020 sulla rivista PNAS, che parte dall’analisi degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (Moreno Di Marco 2020).
Far fronte alla pressione, senza precedenti, che l’umanità sta esercitando sul Pianeta, è fondamentale e, in quest’ottica, uno sviluppo sostenibile non può non tenere conto del rischio di pandemie che questi impatti possono provocare. Degrado ambientale, cambiamenti climatici, l’eccessivo sfruttamento delle risorse, il maggior consumo di prodotti animali sono anche conseguenze della rapida crescita della popolazione globale.
Secondo il report IPBES del 2019 (IPBES 2019) gli ecosistemi stanno subendo un’azione distruttiva senza precedenti: il 75% degli habitat terrestri e circa il 66% di quelli marini sono minacciati. Siamo sempre di più e siamo dappertutto: la densità della popolazione umana e la diversità delle specie selvatiche entrano in conflitto quando interveniamo sugli ecosistemi deforestando, allevando in modo intensivo, cacciando e commercializzando animali selvatici. I terreni ad uso agricolo aumentano costantemente andando a modificare la destinazione d’uso del territorio, soprattutto dove la domanda di cibo si fa sempre maggiore: nei Paesi del Sud del mondo, che spesso sono le zone a maggiore biodiversità. La biodiversità non dovrebbe interessare solo naturalisti o ambientalisti, ma ognuno di noi: è la nostra assicurazione sulla vita, un deposito di resilienza, dove le risposte adattative di tutti gli organismi sono più efficaci in caso di cambiamenti. È per questo che sono anche le zone con maggior necessità di tutela, dove la compromissione degli equilibri può portare a un maggior rischio di diffusione di nuove infezioni. 

Salute e ambiente: un legame inscindibile
La correlazione tra salute umana e problemi ambientali è ormai evidente a tutti: si pensi ai rischi legati all’inquinamento atmosferico per gli asmatici, alle malattie provocate dagli agenti inquinanti negli ambienti acquatici, e ancora gli eventi naturali catastrofici sempre più frequenti. Tuttavia, nonostante le evidenze scientifiche (Keesing 2010) (Jones 2008), alla correlazione tra nuove malattie infettive e distruzione degli habitat naturali si è data finora poca importanza, ma la strada verso l’inclusione di questo tema nei piani e programmi di sviluppo sostenibile si è aperta. La riduzione del rischio di malattie infettive è parte dell’obiettivo 3 dell’Agenda 2030 (“Garantire le condizioni di salute e il benessere per tutti a tutte le età”) e il suo raggiungimento è legato, in modo favorevole o sfavorevole, al raggiungimento di altri goal dell’Agenda. Ad esempio, l’obiettivo 2 che mira a sconfiggere la fame, migliorando la nutrizione e promuovendo un’agricoltura sostenibile. Questo però potrebbe portare, anche se localmente, all’espansione della superficie delle coltivazioni e/o all'intensificazione dei sistemi di allevamento di bestiame, con conseguenti modifiche dell’uso del territorio, andando ad aumentare però il rischio di diffusione di nuovi patogeni. Al contrario, l’obiettivo 15 punta a preservare gli ecosistemi terrestri, con conseguenze positive sulla mitigazione del rischio di diffusione di zoonosi, dato il ruolo preminente che la perdita di habitat svolge nel guidare la trasmissione di patogeni.
La tutela degli ambienti forestali intatti può favorire la conservazione della biodiversità, oltre che lo stoccaggio del carbonio, prevenendo al contempo il rischio di trasmissione di malattie all'uomo (Watson 2018). Ma perché un ecosistema intatto è in grado di svolgere un ruolo così importante nel limitarne la diffusione? Mantenendo le dinamiche naturali nelle comunità faunistiche e riducendo la probabilità di contatto tra animali selvatici, bestiame ed esseri umani si diminuisce la trasmissione di agenti infettivi. In pratica evitiamo di alzare quel polverone che libererebbe i virus dai loro serbatoi.
La conservazione della biodiversità, il mantenimento degli habitat e i programmi sanitari dovranno essere integrati nei piani di sviluppo sostenibile, l’uno come parte imprescindibile dall’altro. Da questo punto di vista, le organizzazioni internazionali stanno già dando il buon esempio, e governi e autorità locali dovrebbero affrettarsi a seguirlo. Tra WHF (World Health Found), FAO (Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite) e World Organization for Animal Health è stato stipulato un quadro politico per la salute, chiamato “One Health”, che promuove nuove soluzioni che colleghino tutti i settori rilevanti per la salute e l'ambiente (Stafford-Smith 2017), in un quadro perfettamente inserito nell’obiettivo 17 dell’Agenda.


Coronavirus: un’occasione per riflettere sul nostro stile di vita e i modelli di consumo
Quando avremo superato questa fase di grave incertezza sanitaria, sociale ed economica, dovremmo cogliere l’opportunità di riflettere sul nostro modo di vivere, su come abbiamo sfruttato finora ogni risorsa su questo Pianeta, ripensando a modelli di produzione e di consumo più sostenibili. Le politiche ambientali dovranno essere messe in primo piano e dovranno essere prese decisioni che prevedano il risparmio del suolo, la conservazione del paesaggio e una “riconciliazione” tra attività agricola e conservazione della biodiversità (B. Phalan 2011). Per raggiungere uno sviluppo socioeconomico sostenibile, la società dovrà perseguire una combinazione di progressi tecnologici e sostenibilità, coniugando il sempre più crescente fabbisogno di cibo ed energia al rallentamento del degrado ambientale, le cui conseguenze oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Bibliografia
B. Phalan, M. Onial, A. Balmford, R. E. Green. “Reconciling food production and biodiversity conservation: Land sharing and land.” Science 333 (2011): 1289–1291.
IPBES. “Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services.” 2019.
Jones, K., Patel, N., Levy, M. et al. “Global trends in emerging infectious diseases.” Nature 451 (2008): 990–993.
Keesing, F., Belden, L., Daszak, P. et al. “Impacts of biodiversity on the emergence and transmission of infectious diseases.” Nature 468 (2010): 647–652.
Louise H. Taylor, Sophia M. Latham and Mark E.J. Woolhouse. “Risk factors for human disease emergence.” Phil. Trans. R. Soc. Lond. 356, no. 1411 (2001): 983 - 989.
Moreno Di Marco, Michelle L. Baker, Peter Daszak, Paul De Barro, Evan A. Eskew, Cecile M. Godde, Tom D. Harwood, Mario Herrero, Andrew J. Hoskins, Erica Johnson, William B. Karesh, Catherine Machalaba, Javier Navarro Garcia, Dean Paini, Rebecca Pirzl, Mar. “Opinion: Sustainable development must account for pandemic risk.” Proceedings of the National Academy of Sciences 117, no. 8 (2020): 3888-3892.
Poon, L.L.M., Peiris, M. “Emergence of a novel human coronavirus threatening human health.” Nat Med 26 (2020): 317–319.
Quammen, David. Spillover - Animal Infections and the Next Human Pandemic. Adelphi Edizioni, 2014, ita. New York: W.W. Norton & Company, 2012.
Stafford-Smith, M., Griggs, D., Gaffney, O. et al. “The key to implementing the Sustainable Development Goals.” Sustain Sci 12 (2017): 911–919.
Stephen S Morse, Jonna A K Mazet, Mark Woolhouse, Colin R Parrish, Dennis Carroll, William B Karesh, Carlos Zambrana-Torrelio, W Ian Lipkin, Peter Daszak. “Prediction and prevention of the next pandemic zoonosis.” Lancet 380 (2012): 1956–1965.
Watson, J.E.M., Evans, T., Venter, O. et al. “The exceptional value of intact forest ecosystems.” Nat Ecol Evol 2 (2018): 599–610.

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